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Tintinnio nel silenzio
Quello che sta accadendo a Gaza
dovrebbe toglierci il sonno,
sbriciolare le nostre certezze
con ogni colpo d’artiglieria.
E invece dormiamo.
Ci siamo abituati.
I bambini muoiono di fame
e non ci scuote più.
Come i corpi nel Mediterraneo,
come le promesse mai mantenute.
Le grandi testate tacciono,
più fragorosamente
dei missili che cadono.
Nessuna prima pagina
per il pane che manca,
per le culle vuote,
per le lacrime asciutte.
Solo un tintinnio —
di campane, la sera —
timido risveglio
di poche coscienze
ancora disposte a sentire.
Dov’è finita l’umanità
che dicevamo nostra?
Le marce, le mani intrecciate,
le parole “mai più”.
Ora restano
schermi e numeri,
indifferenza calibrata,
governi che balbettano.
Dove stiamo andando
se la morte non ci muove più?
Se la giustizia è una scelta
e non un dovere?
Ci sarà chiesto il conto.
Non potremo dire:
“Non sapevamo.”
Perché sapevamo.
E abbiamo scelto
di voltare lo sguardo.
Franco